DAFNE è un progetto di ricerca promosso dal Dipartimento di Storia, Archeologia, Geografia, Arte e Spettacolo (SAGAS) dell’Università degli Studi di Firenze e finanziato dalla Regione Toscana nell’ambito del programma FSE+ 2021-2027, con il cofinanziamento del Consorzio di Bonifica 3 Medio Valdarno (CBMV). Partecipano al progetto, in qualità di partner, l’Archivio di Stato di Firenze (ASFi) e la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la Città Metropolitana di Firenze e le Province di Pistoia e Prato (SABAP FI - PO), riunendo così competenze maturate nell’ambito della ricerca universitaria, della tutela e conservazione del patrimonio documentario e della gestione del territorio.
DAFNE è dedicato allo studio dell’evoluzione del reticolo idrografico minore del Medio Valdarno e delle trasformazioni che l’hanno interessato dall’età moderna alla contemporaneità. Nel corso dei secoli torrenti, fossi, canali e gore sono stati rettificati, deviati, arginati, canalizzati o coperti in relazione alle trasformazioni del territorio e quindi degli insediamenti e delle infrastrutture, nonché alle esigenze delle attività agricole, artigianali e produttive. Nei contesti maggiormente urbanizzati questi interventi hanno progressivamente modificato la fisionomia del reticolo e, in alcuni casi, reso difficilmente riconoscibili i suoi tracciati più antichi.
Il progetto intende ricostruire questa stratificazione attraverso una lettura integrata delle trasformazioni fisiche della rete idrografica, delle opere realizzate lungo i corsi d’acqua, della normativa e delle istituzioni che nel tempo ne hanno regolato la gestione. La ricerca è attualmente concentrata sulla Piana Firenze-Prato-Pistoia, un territorio caratterizzato da un’intensa antropizzazione e da una complessa interazione tra sistema idrografico, infrastrutture, insediamenti urbani e aree produttive.
All’interno della Piana sono stati individuati alcuni corsi d’acqua e sistemi idrografici pilota, selezionati sulla base della loro rilevanza storica, della consistenza delle fonti disponibili e della natura delle trasformazioni documentate: il fosso di San Gervasio, il sistema Iolo-Bardena, i torrenti Mugnone, l’Affrico, il torrente Stella, i torrenti Gavine e il Rimaggio e Marina.. L’analisi di questi casi consente di mettere a punto e verificare un metodo di ricerca destinato a essere progressivamente esteso ad altri settori del reticolo del Medio Valdarno.
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Fig. 1 - Prototipo del WebGIS per la visualizzazione del reticolo idrografico storicizzato, dei tratti tombinati e degli opifici idraulici (fonte: nostra elaborazione, dati Regione Toscana WMS SIPT, base cartografica OpenStreetMap).
DAFNE adotta un approccio fondato sull’integrazione di fonti di natura diversa. La ricostruzione del reticolo storico deriva dal confronto tra documentazione archivistica, cartografia storica e catastale, cartografia topografica, fonti normative e iconografiche, bibliografia e dati geografici contemporanei.
Una base documentaria di particolare rilievo è costituita dalle mappe del Catasto Generale della Toscana e dalla cartografia catastale ottocentesca, conservate presso gli Archivi di Stato e rese disponibili in formato digitale e georeferenziato attraverso il progetto Ca.Sto.Re.

Fig. 2 - Il reticolo idrografico storico nella prima metà del XIX secolo (fonte: ASFi, Catasto Generale della Toscana, comunità di Calenzano, sezione Casaglia e Secciano).
La scala di dettaglio e il carattere sistematico di questa documentazione permettono di confrontare l’assetto idrografico ottocentesco con il reticolo attuale della Regione Toscana, riconoscendo permanenze e variazioni di percorso, deviazioni, rettificazioni, tratti scomparsi o oggi tombati. Il confronto è esteso, ove possibile, alla cartografia precedente e successiva, così da ricostruire le trasformazioni in una prospettiva cronologica più ampia.
Il dato cartografico costituisce tuttavia solo una parte della ricostruzione. Comprendere quando e per quali ragioni un corso d’acqua sia stato modificato, quali soggetti siano intervenuti e attraverso quali strumenti amministrativi richiede il dialogo tra le geometrie rappresentate sulle carte e la documentazione prodotta nel tempo dagli organismi responsabili del governo delle acque.
I complessi documentari conservati presso l’Archivio di Stato di Firenze consentono di seguire per diversi secoli l’evoluzione delle competenze amministrative e delle forme di intervento sul territorio. Tra le fonti di maggiore interesse figurano: per l’età medicea, quelle prodotte dai Capitani di Parte Guelfa, magistratura competente anche in materia di fiumi, argini, ponti e strade ; per l’età lorenese, la documentazione degli uffici preposti alla gestione del territorio e delle infrastrutture idrauliche; per l’età postunitaria, le carte dell’Ufficio del Genio Civile di Firenze.

Fig. 3 - Ripristino della sponda destra del Marina a monte della provinciale Pratese, danneggiata dall’alluvione del 17-18 febbraio 1960 (fonte: ASFi, Genio Civile, Parte Seconda, n. 4. Calenzano 1960-1961, Busta Calamità naturali. Pronto intervento, Titolo III, Classe F, Categoria A, Fascicolo 2-6, a. 1960).
La ricerca condotta presso l’Archivio di Stato comprende la ricognizione degli strumenti di corredo, l’individuazione dei fondi e delle serie pertinenti, la selezione e la consultazione delle unità archivistiche, la riproduzione dei documenti e la loro progressiva schedatura.
Uno degli aspetti qualificanti del metodo consiste così nella trasformazione della fonte storica in dato territorialmente riferibile. Relazioni tecniche, piante, atti amministrativi o disposizioni normative sono collocati all’interno di coordinate spaziali e cronologiche e posti in relazione con il soggetto che li ha prodotti, la natura dell’intervento documentato e, quando la documentazione lo consente, con la specifica porzione del reticolo.
Uno dei principali prodotti della ricerca è la costruzione di un sistema informativo geografico che consente una lettura diacronica del reticolo idrografico, finalizzato a restituire le diverse configurazioni assunte dai corsi d’acqua nel tempo.
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Fig. 4 - Prototipo del WebGIS del progetto: relazione fra reticolo storicizzato e fonti documentarie (fonte: nostra elaborazione, dati Regione Toscana WMS CASTORE).
Il lavoro adotta quale riferimento il reticolo idrografico attuale realizzato dalla Regione Toscana e lo integra con i tracciati ricavati dalle fonti cartografiche storiche. È così possibile distinguere i segmenti rimasti sostanzialmente invariati da quelli modificati, deviati, scomparsi o tombati e associare a ciascuno di essi informazioni relative alla fonte, alla cronologia, alle denominazioni storiche e alle trasformazioni individuate.
A questa componente cartografica si affianca la progettazione di un geodatabase relazionale, concepito per integrare le geometrie dei corsi d’acqua con dati documentari, storici, normativi e territoriali. La struttura pone in relazione corsi e bacini idrografici, infrastrutture, opere idrauliche con documenti d’archivio, fonti cartografiche e soggetti istituzionali, collegando così la dimensione spaziale del corso d’acqua alla sua evoluzione storica e documentaria.
Il sistema informativo alimenta un archivio digitale e in un WebGIS (in corso di realizzazione) attraverso i quali sarà possibile consultare in forma integrata i dati territoriali e la documentazione associata. L’architettura è concepita secondo criteri di flessibilità, scalabilità e interoperabilità, così da consentire nel tempo l’integrazione di nuove fonti e l’estensione ad altri ambiti territoriali.
Una prima base georeferenziata è già stata realizzata per i comuni della Piana Firenze-Prato-Pistoia. Il confronto tra il reticolo regionale e la cartografia storica ha portato all’inserimento di 1.827 nuovi tratti, per una lunghezza complessiva di oltre 530 km. Il dataset comprende percorsi storici non presenti nel reticolo contemporaneo, segmenti modificati, scomparsi o tombati.
I primi risultati consentono di valutare concretamente le potenzialità dell’integrazione tra documentazione archivistica, cartografia storica e analisi GIS.
Il sistema idrografico della Val di Marina
Il torrente Marina e la sua rete tributaria, nel territorio di Calenzano, costituiscono il caso sul quale il metodo è stato finora applicato in maniera più estesa. La scelta deriva dalla lunga interazione del sistema idrografico con gli insediamenti, la viabilità e le attività produttive, dalla consistenza della documentazione disponibile e dalle profonde trasformazioni che hanno interessato soprattutto il settore di pianura.
Il confronto tra catasto ottocentesco, cartografia successiva e reticolo contemporaneo ha consentito, ad esempio, di ricostruire il percorso della gora del Mulinaccio, legata al sistema produttivo storico di Calenzano e oggi parzialmente tombata, e di chiarire le trasformazioni intervenute nel sistema Chiosina-Garille, interessato da deviazioni, canalizzazioni artificiali e mutamenti toponomastici che ne hanno modificato profondamente l’assetto documentato nel XIX secolo.
La documentazione conservata presso l’Archivio di Stato permette di estendere la ricostruzione ben oltre il dato cartografico ottocentesco e di contestualizzare le trasformazioni del sistema idrografico nel lungo periodo. I fondi dei Capitani di Parte Guelfa testimoniano infatti, già tra XVI e XVII secolo, ripetuti interventi di riparazione degli argini, realizzazione di muri, palificate e altre opere di difesa, destinati a proteggere terreni, strade e proprietà dagli effetti delle piene.
Particolarmente significativo è il caso delle Bartoline, che mostra con chiarezza le potenzialità dell’integrazione tra fonte archivistica e analisi territoriale.
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Fig. 5 - Pianta di un tratto del torrente Marina presso le Bartoline con muri di difesa già fatti e da fare, 1628 (fonte: ASFi, Miscellanea Medicea, Mappe e disegni, 93/III).
Una relazione del 1607 (ASFi, Cap. di Parte, nn. neri F. 1018, n. 170) documenta la necessità di riparare circa cento braccia di argine del Marina; una pianta del 1628 (ASFi, Miscellanea Medicea, Mappe e disegni, 93/III, scala: 1:3.723) rappresenta invece muri, argini e steccaie già realizzati o progettati per fronteggiare le ricorrenti rotture del torrente. La lettura congiunta dei due documenti consente di mettere in relazione la morfologia del corso d’acqua, gli interventi esistenti e le soluzioni prospettate per modificarne il comportamento, localizzando nello spazio informazioni che, considerate isolatamente, rimarrebbero testimonianze puntuali.
La convergenza tra ricerca archivistica, spoglio bibliografico ed elaborazione delle fonti in ambiente GIS ha inoltre permesso di realizzare una scheda di approfondimento dedicata al sistema idrografico della Val di Marina. Il lavoro costituisce il primo prodotto scientifico nel quale confluiscono organicamente le diverse componenti della ricerca e rappresenta un modello metodologico per lo studio degli altri casi pilota.
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Fig. 6 - Calenzano Ponte alla Marina sulla Vecchia Via Pratese (fonte: D. Lamberini: Calenzano e la Val di Marina Storia di un Territorio Fiorentino, 1987).
Ricostruzione dei corsi d’acqua scomparsi
Altri casi di studio consentono di verificare il metodo rispetto a problematiche differenti. Il confronto tra rappresentazioni cartografiche comprese tra XVIII e XX secolo permette di seguire il rapporto tra i corsi d’acqua e la progressiva espansione urbana.
L’analisi dei torrenti Affrico e Gavine e del fosso di San Gervasio, ad esempio, consente di affrontare il tema dei tratti tombati e della sovrapposizione tra il reticolo storico e il tessuto urbano attuale. In questi casi la ricostruzione storica assume particolare interesse proprio perché corsi d’acqua oggi non più visibili in superficie, o profondamente alterati rispetto al loro assetto originario, continuano a far parte del sistema idraulico contemporaneo.
Questi casi studio mostrano come fonti prodotte con finalità diverse (fiscali, amministrative, tecniche o cartografiche) possano essere integrate per ricostruire non soltanto le trasformazioni fisiche di un corso d’acqua, ma anche le modalità attraverso cui comunità e istituzioni hanno interagito con esso nel tempo.
DAFNE è un progetto di ricerca nell’ambito della geografia storica applicata, volto alla costruzione di una base conoscitiva diacronica del reticolo idrografico, capace di offrire strumenti utili anche alla gestione e alla pianificazione contemporanea del territorio.
La conoscenza degli antichi tracciati, delle deviazioni, delle canalizzazioni e dei corsi d’acqua tombati consente di integrare le informazioni a disposizione degli enti responsabili della gestione del reticolo e della pianificazione territoriale. La prospettiva storica contribuisce infatti a evidenziare trasformazioni, discontinuità e permanenze che la sola configurazione attuale del territorio non consente sempre di riconoscere. L’individuazione di antichi alvei, percorsi scomparsi, tombature e opere idrauliche succedutesi nel tempo può, inoltre, fornire un supporto conoscitivo alla pianificazione urbanistica e alla valutazione di possibili interventi di riqualificazione ambientale finalizzati alla gestione dei corsi d’acqua e prevenzione del rischio idraulico e idrogeologico.
Il geodatabase costituisce al tempo stesso uno strumento per la ricerca, poiché consente di interrogare congiuntamente dati territoriali, cronologie, documentazione e soggetti istituzionali. In questa prospettiva assume particolare rilievo la possibilità di rendere spazialmente interrogabile il patrimonio conservato presso l’Archivio di Stato di Firenze: documenti prodotti nei secoli passati per amministrare e trasformare il territorio possono essere attribuiti a tratti specifici e posti in relazione con le modifiche intervenute successivamente.
Il WebGIS offrirà infine uno strumento di restituzione pubblica e di valorizzazione del patrimonio storico e paesaggistico. Rendere nuovamente leggibile il percorso di un torrente oggi tombato, ricostruire la storia di una gora che alimentava un mulino o localizzare un’opera idraulica documentata alcuni secoli fa significa restituire alle comunità una componente del paesaggio che le trasformazioni urbane hanno spesso reso poco riconoscibile.
La memoria archivistica assume così una funzione che va oltre la ricostruzione del passato: inserita in un sistema informativo territoriale, contribuisce a comprendere i processi che hanno prodotto il paesaggio attuale e può offrire nuove chiavi di lettura per la sua gestione futura.
Ultimo aggiornamento
20.10.2026